giovedì 19 aprile 2018

IL PARCO SIAMO NOI (?)


Prosegue, dopo il convegno per l'anniversario del ventennale, l'impegno dei nuovi vertici dell'Unione Montana, il Presidente Pesciarelli e il Vice Santarelli con delega al Parco, per rilanciare il valore e le opportunità dell’area protetta. Il Parco come brand di un nuovo sviluppo locale, espressione dell'idea di una nascente economia turistica. Positive in questi mesi le azioni già messe in campo, capaci di coinvolgere quelle esperienze imprenditoriali locali, che in questi anni hanno scommesso sull'agricoltura e sulla tipicità enogastronomica. Esperienze giovani ed innovative, un tentativo di rifondazione del genius loci. Il partecipato convegno di lunedì 9 aprile all'Oratorio della Carità, ha segnato una significativa tappa di questo percorso, rafforzata in quella sede dalle testimonianze di giovani imprenditrici agricole del territorio del Parco. "Comunità e Territori per un nuovo Appennino", questo il tema, che ha visto alternarsi autorevoli relatori, moderati dal Direttore del Parco Scotti. A partire dall'intervento principale del Presidente del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, Giampiero Sammurri, che ha raccontato i risultati di un'area protetta, profondamente diversa dalla nostra, e non solo per la conformazione geomorfologica, ma quanto per essere un territorio molto poco antropizzato. A seguire, la Presidente di Legambiente Marche, Francesca Pulcini, sull'importanza delle attività di educazione ambientale e sulla valorizzazione del patrimonio faunistico e forestale. Progetti già sviluppati nel nostro parco da anni, ma da tempo ridimensionati per i tagli della Regione Marche alle attività dei CEA (Centri di Educazione Ambientale). Jacopo Angelini, del WWF Marche, competente naturalista fabrianese, ha ripercorso i legami storici tra comunità e territorio fin dall'antichità, giustificando anche l'attuale assetto antropico del Parco. La Deputata fabrianese Patrizia Terzoni, autrice insieme ad Ermete Realacci della recente Legge sui Piccoli Comuni, ha illustrato il valore della norma, e le potenzialità future per le oltre cinquemila piccole Municipalità del nostro Paese. Potenzialità, che fanno i conti, per ora, solo con un finanziamento della legge per cento milioni di euro fino al 2023; il che significa, facendo una semplicistica media aritmetica, poco più di tremila euro all'anno per ogni Comune. A chiudere il giro di tavolo, l'intervento del Segretario della Fondazione Symbola, Fabio Renzi, sull'esigenza di ripartenza dei territori del Centro Italia, martoriati dal sisma, le cui eccellenze enogastronomiche rappresentano una speranza di rilancio dell'economia. A tirare le conclusioni, l'Assessore Regionale all'Ambiente, Angelo Sciapichetti che, partendo da una riflessione sul contesto internazionale sulle pericolose schermaglie tra Trump e Putin, ha annunciato poi l'intenzione della Giunta Regionale di riformare l'assetto normativo sulla gestione dei Parchi; prefigurando un unico soggetto centralizzato, lontano dai territori, che avrà la governance di tutte le aree protette regionali. Tutto bene, fin qui, convegno riuscito. Se non fosse che l'effetto che si corre, sia quello di raccontare un altro Parco, diverso da quello reale. Omettendo quello che è stato nei suoi primi diciannove anni. La cui eredità attende alla prova i nuovi amministratori. Ovvero, un'area protetta nata a seguito di molti compromessi politici, al fine di accontentare al meglio tutti gli stakeholder (ambientalisti, imprenditori, cavatori, cacciatori), e che è stata paracadutata sopra le comunità locali, che hanno vissuto fin dall'inizio la sua istituzione come un fastidio, anziché un'opportunità. E ciò è comprovato proprio dall'assenza, in questi venti anni, dagli Organismi Gestionali, dell'azionista territoriale di maggioranza del Parco, che è il Comune di Genga (il 73% della intera superficie). In cui, tanti anni fa, si tenne un referendum popolare se entrare nel Parco o meno, stravinto alla grande dai contrari. Poi, la governance del Parco, è stata sempre utilizzata, ancor prima che per adempiere ai valori e agli obiettivi statutari, per compensare gli equilibri politici tra i partiti e le amministrazioni del territorio. Con il risultato, dopo un ventennio, che è sotto gli occhi di tutti. Quello di ritrovarci un'area protetta fortemente antropizzata e industrializzata, attraversata dalle strade della Quadrilatero, con un elevato impatto paesaggistico ambientale, piena di rifiuti di tutti i generi (televisori, gomme, passeggini, materassi, etc) abbandonati nei boschi, con una segnaletica e sentieristica non curata da anni, con bidoni di cromo esavalente che spuntano sotterrati chissà da chi, e da quanto. Con una significativa percentuale di escursionisti e ciclisti incivili, che lasciano nelle macchia e per strada i rifiuti dei loro passatempi festivi. E, soprattutto, pensando alle trentasette frazioni del Comune di Genga, piccole comunità abitate da adulti, anziani e bambini, completamente abbandonate delle amministrazioni locali, fatta eccezione per l'area strettamente adiacente alla biglietteria e all'ingresso delle Grotte di Frasassi. Senza scherzare più di tanto, si può affermare che l'unica specie in via di estinzione del nostro Parco, sia quella umana, degli abitanti. E, purtroppo, questa visuale nella tavola rotonda, che vedeva come tema principale, proprio quello delle Comunità, è mancata del tutto; così come il tema dell’Appennino, è rimasto un titolo su un manifesto. Ma se davvero si ha l’ambizione di voler scrivere una pagina nuova, è da lì che bisogna ripartire, senza filtri e nella verità, per cambiare radicalmente rotta. Perché il nostro, più di ogni altra esperienza, è per primo un Parco fatto di persone che lo abitano, che hanno bisogno di servizi e che, anche loro, devono essere stimolate a cambiare progressivamente cultura e mentalità. Ma la condizione sine qua non si chiama partecipazione democratica La quotidianità delle persone che vivono nell'area protetta, il loro diritto alla socialità, e a sentirsi una più ampia comunità, non può essere surrogato dall'encomiabile impegno dell'associazionismo locale; ma deve avere visione e azione istituzionale. In questo, se lo vogliono davvero, i nuovi Amministratori dell'Unione Montana, almeno fino a quando la Giunta Ceriscioli non scriverà la parola fine con la ventilata riforma per le aree protette regionali, hanno davanti a loro, come si dice, una prateria sterminata. Giusto il lavoro di comunicazione, promozione, merchandising, ma se non c’è un faticoso impegno per e con le comunità del Parco, avrà ragione la visione del Prof. Olivieri, Presidente del Parco Nazionale dei Sibillini che, intervenendo a margine della tavola rotonda, ha così aperto: "prima ero a Perugia, e per venire a Fabriano ho preso la Quadrilatero e c'ho messo solo 45 minuti". E cioè, un territorio appennino il nostro, da considerarsi come raccordo di collegamento, all’interno di un grande parco avventura domenicale.



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